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RSPP: chi è, cosa fa e come si nomina

Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione: nomina non delegabile, compiti dell'art. 33, requisiti, moduli A, B e C, interno o esterno.

Konnexa 8 min di lettura
Quattro riquadri in colonna collegati da una dorsale a un unico riquadro che sta di lato

L'RSPP è il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione: la persona che il datore di lavoro designa per coordinare la prevenzione in azienda. Lo dice l'art. 2, comma 1, lettera f) del D.Lgs. 81/2008, e nella definizione c'è già la cosa più importante: è designato dal datore di lavoro, a cui risponde.

Non è un organo di controllo, non è un rappresentante dei lavoratori e non ha poteri di spesa. È il tecnico che il datore si mette accanto per capire cosa c'è da fare.

La nomina è un obbligo che il datore non può delegare

L'art. 17 elenca due sole cose che il datore di lavoro non può delegare a nessuno: la valutazione dei rischi con l'elaborazione del DVR, e la designazione dell'RSPP. Sono le due che restano sue anche se ha una struttura di deleghe scritta in modo impeccabile.

Non nominarlo non è una dimenticanza formale: è un illecito penale a carico del datore, punito con l'arresto o con un'ammenda (art. 55, comma 1, lettera b).

Il nome dell'RSPP finisce poi nel DVR: l'art. 28, comma 2, lettera e) chiede che il documento indichi i nominativi di RSPP, RLS e medico competente che hanno partecipato alla valutazione. Se cambia l'RSPP e il DVR resta quello di prima, il documento è disallineato — ed è una delle prime cose che si notano leggendolo.

Cosa fa: i compiti dell'art. 33

L'art. 33 assegna al servizio di prevenzione e protezione compiti precisi:

  • individuare i fattori di rischio e valutare i rischi;
  • individuare le misure di sicurezza e di salubrità degli ambienti, compatibili con la realtà aziendale;
  • elaborare le misure preventive e protettive del DVR e i sistemi di controllo di queste misure;
  • elaborare le procedure di sicurezza per le varie attività aziendali;
  • proporre i programmi di informazione e formazione dei lavoratori;
  • partecipare alle consultazioni in materia di tutela della salute e sicurezza e alla riunione periodica dell'art. 35;
  • fornire ai lavoratori le informazioni previste dall'art. 36.

I membri del servizio sono tenuti al segreto sui processi lavorativi di cui vengono a conoscenza.

Vale la pena leggere quei verbi: individuare, elaborare, proporre, partecipare. Nessuno è "decidere" o "attuare". L'RSPP prepara la decisione; la decisione, con la responsabilità che ne consegue, resta del datore di lavoro.

La riunione periodica dell'art. 35, per inciso, riguarda le aziende con più di 15 lavoratori, va tenuta almeno una volta l'anno e va verbalizzata.

Requisiti e formazione (art. 32)

L'RSPP deve avere capacità e requisiti professionali adeguati ai rischi presenti sul lavoro. In concreto, l'art. 32 chiede:

  • un titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria superiore;
  • l'attestato di frequenza, con verifica dell'apprendimento, dei corsi previsti dall'Accordo Stato-Regioni.

Il percorso, come confermato dall'Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, è in tre moduli:

Modulo Durata Per chi
A — base 28 ore RSPP e ASPP
B — comune 48 ore RSPP e ASPP
B-SP — specializzazione 12 o 16 ore secondo il settore solo alcuni settori ATECO
C — gestionale e relazionale 24 ore solo RSPP

I moduli di specializzazione sono la novità dell'Accordo 2025: da quattro diventano cinque, ridisegnati sui settori (agricoltura e zootecnia, pesca, costruzioni, sanità e servizi sociali, manifatturiero e chimico). Il modulo A si può fare anche in e-learning; B e C no, solo in presenza o videoconferenza sincrona.

Chi ha determinate lauree — ingegneria civile e ambientale, dell'informazione, industriale, scienze dell'architettura, tecniche della costruzione, ingegneria della sicurezza — è esonerato dai moduli A e B e accede direttamente al C (art. 32, comma 5). L'esonero vale per la formazione iniziale, non per l'aggiornamento.

L'aggiornamento è quinquennale, e non è uguale per tutti

L'aggiornamento decorre dalla conclusione del modulo B comune e riguarda solo i contenuti del modulo B e dei B specialistici:

  • RSPP: 40 ore ogni cinque anni;
  • ASPP: 20 ore ogni cinque anni.

Sono quaranta ore da distribuire in cinque anni, ed è esattamente per questo che si arriva all'ultimo anno scoprendo di averne fatte dodici. L'Accordo 2025 chiarisce anche il caso limite: superati dieci anni senza alcun aggiornamento si rifà l'intero percorso abilitante, moduli A, B, B-SP e C compresi.

Interno o esterno: la regola e le eccezioni

L'art. 31 dice che il servizio va organizzato preferibilmente all'interno dell'azienda; se dentro non c'è nessuno con i requisiti dell'art. 32, il ricorso a persone o servizi esterni è obbligatorio.

Poi ci sono i casi in cui l'esterno non basta: il comma 6 elenca le realtà in cui il servizio dev'essere interno, e il comma 7 aggiunge che lì anche il responsabile deve esserlo:

  • stabilimenti industriali soggetti agli obblighi di notifica o rapporto di sicurezza (normativa Seveso);
  • centrali termoelettriche;
  • impianti e laboratori nucleari;
  • aziende per la fabbricazione e il deposito separato di esplosivi, polveri e munizioni;
  • aziende industriali con oltre 200 lavoratori;
  • industrie estrattive con oltre 50 lavoratori;
  • strutture di ricovero e cura, pubbliche e private, con oltre 50 lavoratori.

Fuori da questi casi l'RSPP esterno è pienamente legittimo, ed è la scelta normale nelle aziende piccole. Cambia però una cosa pratica: un professionista che segue venti aziende deve accedere ai documenti di ognuna, e solo a quelli (su come si divide l'accesso).

Quando è il datore di lavoro a fare l'RSPP

L'art. 34 lo consente, ma solo entro i limiti dell'Allegato II:

Tipo di azienda Fino a
artigiane e industriali 30 lavoratori
agricole e zootecniche 30 lavoratori
della pesca 20 lavoratori
altre aziende 200 lavoratori

Restano comunque escluse le realtà del comma 6 viste sopra: lì il datore non può assumersi il ruolo, punto.

Chi sceglie questa strada deve formarsi. Con l'Accordo 2025 il percorso è: il corso base da 16 ore obbligatorio per tutti i datori di lavoro, più il modulo comune da 8 ore per il ruolo di RSPP, più — solo per agricoltura, pesca, costruzioni e chimico-petrolchimico — un modulo integrativo da 12 o 16 ore secondo il codice ATECO. L'aggiornamento è di 8 ore ogni cinque anni per tutti i settori, e ha sostituito i tre livelli (6, 10, 14 ore) di prima.

Di cosa risponde l'RSPP

Qui si sente dire tutto e il contrario di tutto, quindi conviene essere precisi.

Il D.Lgs. 81/2008 non prevede sanzioni dirette a carico dell'RSPP per i compiti dell'art. 33: la valutazione dei rischi mancata o fatta male è sanzionata in capo al datore di lavoro. L'RSPP è tecnicamente un consulente: non ha poteri di spesa né obblighi di intervento diretto.

Questo non vuol dire che sia impunibile. La giurisprudenza è consolidata nel senso opposto: se da un supporto tecnico sbagliato o omesso discende un infortunio riconducibile proprio al rischio non considerato, l'RSPP risponde del reato colposo di evento, tipicamente in concorso con il datore di lavoro. La differenza è netta: non risponde di non aver fatto rispettare le misure, risponde di aver consigliato male. E per il datore, affidarsi a un consulente non libera da nulla: la negligenza del consulente resta un problema suo.

RSPP, ASPP e RLS: chi è chi

Il servizio può avere più persone: il responsabile è uno solo, gli altri sono addetti, gli ASPP — stessi moduli A e B, niente modulo C, aggiornamento di 20 ore invece di 40. L'ASPP collabora con l'RSPP, non lo sostituisce.

L'RLS invece non fa parte del servizio e non lo sceglie il datore: lo eleggono i lavoratori. Le due sigle si somigliano abbastanza da confondersi, e le abbiamo messe a confronto in che differenza c'è tra RSPP e RLS.

Il problema pratico: chi se ne accorge quando scade

Le scadenze dell'RSPP sono poche e lontane, il che le rende invisibili. Un aggiornamento da spalmare su cinque anni non arriva mai in cima a una lista di cose urgenti, e se l'RSPP è esterno la sua formazione è un problema che sta fuori dall'azienda — finché in un'ispezione qualcuno chiede l'attestato.

Poi c'è la nomina che decade in silenzio: l'RSPP interno cambia mansione o se ne va, il contratto con l'esterno non viene rinnovato, l'azienda supera i 200 lavoratori e da quel momento il responsabile dovrebbe essere interno. La designazione resta agli atti, formalmente valida, mentre la realtà è andata avanti. Sul perché queste scadenze vadano generate e non annotate, abbiamo scritto qui.

Come lo affronta Konnexa

In Konnexa l'RSPP è un ruolo assegnato a una persona reale, non una riga di un organigramma disegnato una volta. Dal ruolo discendono i corsi che servono e le loro scadenze: l'attestato caricato porta la sua data, e la scadenza si calcola da lì invece di essere ricopiata a mano. Se la persona cambia posizione o esce, quello che dipendeva da lei non resta valido per inerzia. E l'RSPP esterno accede alla piattaforma per la sua parte delle aziende che segue, senza scambi di documenti via email.

Quello che il software non fa è dirvi se quell'RSPP è la persona giusta. Quello resta un giudizio, e resta del datore di lavoro.


Fonti: D.Lgs. 81/2008, artt. 2, 17, 28, 31, 32, 33, 34, 35 e 55 e Allegato II; Accordo Stato-Regioni 17 aprile 2025 (rep. atti n. 59/CSR), pubblicato in G.U. n. 119 del 24 maggio 2025. Verificato a settembre 2026 sul testo allora in vigore. Il D.Lgs. 81/2008 cambia spesso, quindi prima di decidere qualcosa su questi numeri confrontali con la norma di oggi.

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