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Quando il DVR è obbligatorio, anche senza dipendenti

Ditta individuale, soci, impresa familiare, tirocinanti, ASD, meno di 10 dipendenti: il DVR dipende da chi lavora, non dalla forma. I casi uno per uno.

Team tecnico di Agatos Service supervisione di Vito Bono 11 min di lettura
A sinistra una persona sola accanto a un foglio tratteggiato; a destra due persone e il foglio è pieno, con le righe scritte

"Non ho dipendenti, devo fare il DVR?", "Sono una ditta individuale", "Siamo in meno di dieci": sono tre modi di fare la stessa domanda, e chi la fa di solito spera in una soglia sotto la quale l'obbligo non c'è. Quella soglia non esiste.

Il DVR, il documento di valutazione dei rischi, non dipende dalla forma giuridica né dal numero di dipendenti. Dipende da una cosa: se nella tua organizzazione lavora almeno un'altra persona oltre a te. In quel caso sei datore di lavoro e il documento lo devi fare.

La regola, in due articoli di legge

Il D.Lgs. 81/2008 definisce il datore di lavoro all'art. 2, comma 1, lett. b): è chi è titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, ha la responsabilità dell'organizzazione perché decide e spende. L'art. 17, comma 1, lett. a) gli assegna, tra gli obblighi che non può delegare, la valutazione di tutti i rischi e la stesura del documento previsto dall'art. 28.

Se c'è un datore di lavoro, quindi, c'è il DVR. E c'è un datore di lavoro quando c'è almeno un lavoratore. La domanda vera diventa chi conta come lavoratore, ed è lì che molti si rispondono "a me non serve" sbagliando.

Chi è lavoratore anche senza busta paga

Per l'art. 2, comma 1, lett. a) è lavoratore chi svolge un'attività nell'organizzazione di un datore di lavoro qualunque sia il contratto, con o senza retribuzione. La norma poi equipara espressamente:

  • il socio lavoratore di cooperativa o di società, anche di fatto, che lavora per conto della società;
  • l'associato in partecipazione;
  • il tirocinante, cioè chi fa un tirocinio formativo e di orientamento;
  • l'allievo di scuole e corsi di formazione professionale, nei periodi in cui usa laboratori, attrezzature o agenti;
  • i volontari dei Vigili del fuoco e della protezione civile, e i lavoratori socialmente utili.

L'art. 3, comma 7, aggiunge i collaboratori coordinati e continuativi, quando lavorano nei locali del committente.

Ecco perché "senza dipendenti" non vuol dire "senza lavoratori". Pensa a una società con due soci che stanno tutti e due al banco, a uno studio con un praticante, a un negozio con uno stagista: nessuno ha una busta paga da dipendente, ma in tutti e tre i casi qualcuno lavora nell'organizzazione di qualcun altro.

Ditta individuale e lavoratore autonomo: l'art. 21

Questo è l'unico caso in cui la risposta è davvero no. Il lavoratore autonomo dell'art. 2222 del codice civile, e con lui l'artigiano e il piccolo commerciante che lavorano da soli, rientra nell'art. 21 del D.Lgs. 81/2008. Il comma 1 gli chiede tre cose:

  • usare attrezzature di lavoro conformi al Titolo III;
  • procurarsi i DPI e usarli;
  • avere la tessera di riconoscimento con fotografia quando lavora dove ci sono attività in appalto o subappalto.

Il comma 2 gli lascia la possibilità, a sue spese, di sottoporsi a sorveglianza sanitaria e di seguire corsi di formazione sui rischi del suo mestiere, ma non lo obbliga.

Il DVR non è nell'elenco. Una ditta individuale in cui il titolare lavora da solo non deve fare il documento, non deve nominare l'RSPP e non deve fare il corso da datore di lavoro.

Ci sono però due cose da tenere presenti. Restano validi gli obblighi delle norme speciali, come le abilitazioni alle attrezzature, i cantieri o gli spazi confinati, e restano le richieste del committente, che in un appalto vuole vedere idoneità e formazione anche dall'autonomo. E tutto cambia dal primo lavoratore, anche equiparato: non c'è un periodo di tolleranza. Dal giorno in cui entra un dipendente, un tirocinante o un socio che lavora, la ditta individuale è un datore di lavoro come gli altri.

Impresa familiare

Chi fa parte dell'impresa familiare dell'art. 230-bis del codice civile (coniuge, parenti entro il terzo grado, affini entro il secondo) sta nello stesso art. 21, con gli stessi obblighi ridotti. Se il titolare lavora solo con la moglie e il figlio come collaboratori familiari, il DVR non rientra tra i suoi adempimenti. Per lo stesso motivo l'art. 4, comma 1, lett. a) esclude i collaboratori familiari dal computo dei lavoratori.

Il confine però va rispettato davvero. L'impresa familiare è un istituto preciso: il cugino che dà una mano senza rientrare nell'art. 230-bis non è un collaboratore familiare, è un lavoratore, e con lui scatta tutto.

Società senza dipendenti, con soci che lavorano

Qui la risposta sorprende quasi sempre: il DVR serve. Il socio che lavora per conto della società è un lavoratore per l'art. 2, qualunque sia la sua quota e anche se non prende uno stipendio. Una s.n.c. con due soci in officina ha due lavoratori; una s.r.l. in cui l'amministratore e un socio stanno al banco ha un datore di lavoro e un lavoratore. Servono il DVR, l'RSPP, la formazione, l'RLS o l'RLST e la sorveglianza sanitaria, se il rischio la richiede.

La formazione di queste persone (generale e specifica per il socio che lavora e, dal 2025, anche il corso del datore di lavoro) è quella che eroga chi scrive, Agatos Service. Su chi è datore di lavoro quando c'è un consiglio di amministrazione, e sull'RLS quando in azienda ci sono solo soci, c'è un articolo a parte: socio o amministratore, chi è il datore di lavoro.

Resta il caso della società in cui non lavora nessuno: la holding, la società di puro capitale, l'immobiliare amministrata da fuori. Lì non ci sono lavoratori, quindi non c'è un datore di lavoro e il documento non è dovuto, almeno fino al primo collaboratore.

Tirocinanti e stagisti

È il caso che coglie impreparate le realtà più piccole: lo studio professionale senza dipendenti che prende un praticante, il negozio che ospita uno stagista della scuola, la piccola azienda che attiva un tirocinio extracurriculare. L'art. 2 equipara il tirocinante al lavoratore, e così chi lo ospita diventa il suo datore di lavoro.

Questo vuol dire DVR, informazione e formazione specifica sui rischi della mansione, DPI e sorveglianza sanitaria se la valutazione la prevede. Il tutor, per il tempo in cui lo segue, è un preposto. Il fatto che la convenzione con l'ente promotore lasci alla scuola la formazione generale non cambia il resto. Chi ha pensato "è solo uno stage" e non ha fatto il documento ha, dal primo giorno, un lavoratore scoperto. Anche per lui valgono gli obblighi del lavoratore.

Associazioni sportive dilettantistiche

Qui conviene distinguere due situazioni.

I volontari dell'ASD, cioè chi fa attività sportiva gratis, rientrano nell'art. 3, comma 12-bis, che rimanda all'art. 21: lo stesso regime del lavoratore autonomo. In più, se il volontario opera nell'organizzazione dell'associazione, l'associazione deve informarlo sui rischi specifici, sulle misure di prevenzione e sull'emergenza, e gestire le interferenze con le altre attività. Un'ASD che ha solo volontari non è tenuta a fare il DVR.

I lavoratori sportivi sono un'altra cosa: istruttori, allenatori e atleti pagati, nelle forme previste dagli artt. 25 e seguenti del D.Lgs. 36/2021. L'art. 33 dello stesso decreto rinvia, per quello che la riforma dello sport non regola, alle norme su salute e sicurezza "in quanto compatibili con le modalità della prestazione sportiva". Un'ASD con un istruttore assunto, o con collaboratori che lavorano nella sua palestra, è un datore di lavoro.

Su questo punto si leggono interpretazioni diverse. Alcuni commentatori legano al tetto dei 5.000 euro annui di compensi un regime ridotto, limitato all'informazione e ai DPI, per i collaboratori sportivi che restano sotto quella cifra. È una lettura non condivisa da tutti e non sta nel testo del D.Lgs. 81/2008: se in palestra lavora qualcuno pagato, la scelta prudente è fare il documento.

Meno di dieci dipendenti: procedure standardizzate, non esenzione

Chi cerca "DVR obbligatorio per aziende con meno di 10 dipendenti" ha in mente una regola che c'era e non c'è più. Fino al 31 maggio 2013 l'art. 29, comma 5, permetteva ai datori di lavoro con non più di dieci lavoratori di autocertificare la valutazione dei rischi, senza scrivere un documento. Quella possibilità è chiusa da più di tredici anni.

Oggi lo stesso comma dice che fino a dieci lavoratori la valutazione si fa con le procedure standardizzate del decreto interministeriale 30 novembre 2012: un modello a schede con le fasi guidate, pensato perché anche un'azienda piccola lo possa compilare. È un DVR più semplice, ma va fatto.

Ci sono tre precisazioni:

  • il comma 6 permette di usare le procedure standardizzate fino a cinquanta lavoratori;
  • in entrambi i casi sono escluse le attività a rischio elevato dell'art. 31, comma 6 (tra le altre, le aziende a rischio di incidente rilevante, le centrali termoelettriche, la fabbricazione di esplosivi) e, per il comma 6, anche quelle con rischi chimici, biologici, da atmosfere esplosive, cancerogeni, mutageni o da amianto (comma 7);
  • i dieci lavoratori si contano con le regole dell'art. 4, che lasciano fuori collaboratori familiari, tirocinanti, allievi, volontari, autonomi e co.co.co. non esclusivi. Ma restare fuori dal conteggio non vuol dire non essere lavoratori: il tirocinante non conta per la soglia, eppure fa scattare lo stesso il documento.

Quando scatta e cosa si rischia

Per un'impresa nuova, l'art. 28, comma 3-bis, chiede di fare subito la valutazione dei rischi e di scrivere il documento entro novanta giorni dall'inizio dell'attività. Per un'impresa che esiste già e assume il primo lavoratore questi novanta giorni non ci sono: l'obbligo nasce il giorno in cui si diventa datore di lavoro. Da lì in poi il documento va tenuto aggiornato con quello che cambia: ogni quanto va aggiornato il DVR lo spiega nel dettaglio.

La sanzione è nell'art. 55, comma 1. Il datore di lavoro che non fa la valutazione dei rischi come chiede l'art. 29, comma 1, rischia l'arresto da tre a sei mesi o l'ammenda, che con le rivalutazioni fino a quella del 2023 va da 3.559,60 a 9.112,57 euro. Nelle attività a rischio elevato (comma 2) c'è solo l'arresto, da quattro a otto mesi. Ed è il primo documento che viene chiesto durante un'ispezione, insieme alla sua data.

Il riassunto, caso per caso

Situazione Serve il DVR?
Lavoratore autonomo, ditta individuale senza nessuno No, art. 21
Impresa familiare, solo collaboratori dell'art. 230-bis No, art. 21
Società in cui non lavora nessuno (holding, immobiliare) No, non ci sono lavoratori
ASD con soli volontari No, art. 3 c. 12-bis, ma va data l'informazione sui rischi
Società senza dipendenti con soci che lavorano Sì
Qualunque realtà con un tirocinante, stagista o praticante Sì
Co.co.co. che lavora nei locali dell'azienda Sì, art. 3 c. 7
ASD con lavoratori sportivi Sì, art. 33 D.Lgs. 36/2021
Fino a 10 lavoratori Sì, con le procedure standardizzate
Da 11 a 50 lavoratori Sì, procedure standardizzate a scelta, salvo esclusioni

Il problema pratico: chi se ne accorge

La regola in sé è semplice. Difficile è accorgersi del momento in cui comincia a valere. Il primo tirocinio lo attiva l'ufficio del personale, o il commercialista, firmando una convenzione in un pomeriggio. Il socio comincia a venire in officina perché c'è lavoro, senza che nessuno lo decida per iscritto. La ditta individuale assume il primo apprendista e la pratica la segue il consulente del lavoro, che pensa al contratto e alla comunicazione obbligatoria. In nessuno di questi passaggi qualcuno dice "da oggi serve il DVR".

Di solito se ne accorge il primo che lo chiede: un committente che vuole il documento prima di far entrare in cantiere, l'ente promotore di un tirocinio, un ispettore. E a quel punto il lavoratore c'è già da mesi.

Come lo affronta Konnexa

Konnexa non scrive il DVR e non decide al posto di nessuno se un'azienda è datore di lavoro. Tiene, per ogni azienda, l'elenco di chi ci lavora e con quale ruolo (dipendenti, soci che lavorano, tirocinanti) nello stesso posto dove stanno i documenti e le scadenze.

Così la domanda "qui serve il DVR?" non resta nella testa di chi ha firmato la convenzione del tirocinio. Quando una persona entra in azienda, quello che le manca, come la formazione o la visita medica, lo vedono sia l'azienda sia il consulente nella stessa schermata. Per chi segue venti aziende è la differenza fra scoprire che una ditta individuale è diventata datore di lavoro quando qualcuno lo chiede, e saperlo la settimana in cui succede.


Fonti: D.Lgs. 81/2008 artt. 2, 3 (commi 7 e 12-bis), 4, 17, 21, 28, 29, 31, 55 (testo su tussl.it e bosettiegatti.eu); decreto interministeriale 30 novembre 2012 (procedure standardizzate) e nota del Ministero del Lavoro del 31 gennaio 2013 sul termine dell'autocertificazione; D.Lgs. 36/2021 artt. 25 e 33; decreto direttoriale del Ministero del Lavoro n. 111 del 20 settembre 2023 (rivalutazione delle ammende). Verificato a ottobre 2026 sul testo in vigore in quel momento: se leggi molto dopo, ricontrolla, perché il D.Lgs. 81/2008 cambia spesso e gli importi delle ammende vengono rivalutati ogni cinque anni.

Domande frequenti

Il DVR è obbligatorio per un'azienda senza dipendenti?
Dipende da chi lavora, non dal numero di buste paga. Il DVR (documento di valutazione dei rischi) serve ogni volta che c'è un datore di lavoro, cioè quando nell'organizzazione lavora almeno una persona: un dipendente, ma anche un socio lavoratore, un tirocinante, un associato in partecipazione o un collaboratore che opera nei locali dell'azienda. Se non lavora nessuno, il documento non è dovuto.
Il DVR è obbligatorio per una ditta individuale?
Una ditta individuale senza dipendenti né collaboratori equiparati rientra nell'art. 21 del D.Lgs. 81/2008: il titolare deve usare attrezzature conformi e DPI, e avere il tesserino nei lavori in appalto, ma il DVR non lo deve fare. L'obbligo scatta dal primo dipendente, tirocinante o altro lavoratore equiparato.
Il DVR è obbligatorio per le aziende con meno di 10 dipendenti?
Sì. Sotto i dieci lavoratori il DVR si fa con le procedure standardizzate del decreto interministeriale 30 novembre 2012, ma non c'è nessuna esenzione: l'autocertificazione è finita il 31 maggio 2013. Le procedure standardizzate si possono usare, a scelta, fino a cinquanta lavoratori, salvo le attività a rischio elevato.
Un'associazione sportiva dilettantistica deve fare il DVR?
Per i volontari dell'ASD vale l'art. 21, che non prevede il DVR. Se però l'associazione ha lavoratori sportivi, dipendenti o collaboratori che operano nei suoi impianti, c'è un datore di lavoro e l'art. 33 del D.Lgs. 36/2021 rinvia al D.Lgs. 81/2008: il documento va fatto.

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